Nucleare, dal governo moratoria o bluff?

Napolitano oggi ha esortato, con parole chiare, a sviluppare la ricerca delle fonti energetiche alternative e rinnovabili, mentre il governo ha tagliato gli incentivi per lo sviluppo delle energie rinnovabili proponendo un fantomatico piano nucleare che non affronta adeguatamente né il problema della sicurezza né quello delle scorie. Ora palazzo Chigi pensa a una moratoria di un anno per il programma nucleare. Un modo per prendere tempo e disinnescare la preoccupazione determinata dalla tragedia nucleare di Fukushima in vista del referendum di giugno

L’Italia si trova di fronte a un bivio: scegliere di consegnare alle prossime generazioni un futuro ipotecato dalle radiazioni o un modello energetico sicuro, responsabile e pacifico basato sulle rinnovabili, l’efficienza e il risparmio energetico che nei prossimi 10 anni potrebbero creare oltre 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro.

Oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto parole chiare: E’ “indispensabile individuare nuovi modelli e strumenti capaci di coniugare lo sviluppo economico con la rigorosa salvaguardia del pianeta e dei suoi equilibri ambientali”, confermando dunque la necessità di sviluppare “anche attraverso un costruttivo confronto e una rinnovata collaborazione fra la comunità scientifica e il mondo produttivo, nuovi indirizzi di ricerca sui futuri scenari dell’uso delle risorse idriche e delle altre fonti alternative e rinnovabili”.
Parole quelle del presidente che non sono certo dettate dall’emotività’ sull’onda del disastro giapponese, ma che sono in sintonia con un comune sentire dei cittadini italiani e rispecchiano l’esigenza di una collaborazione fra la comunità scientifica e il mondo produttivo per affrontare la sfida energetica dei prossimi anni che, a maggior ragione dopo Fukushima, diventa fondamentale per uno sviluppo sostenibile del pianeta.

Meno chiara la posizione del governo. Dopo la “necessaria pausa di riflessione” sui propositi nucleari invocata da alcuni ministri e dal prof. Veronesi (pausa che diventa ancora più urgente dopo l’analisi fatta a Cernobbio dal ministro Tremonti su quei paesi sedotti dal nucleare che, oggi, sono assaliti dal “debito atomico” giunto in scadenza”), dopo una serie di rumors su una probabile moratoria di un anno per l’avvio del nucleare in Italia, in mattinata il ministro degli esteri Frattini ( che la settimana prossima sarà a Washington, ospite della Westinghouse per un convegno sul nucleare) è tornato a sponsorizzare il nucleare rendendo ancora più ambigua la posizione del governo Berlusconi.
Poi, l’intervento “chiarificatore” del ministro Romani che, al termine dei lavori della commissione Industria del Senato, sul dlgs per l’individuazione delle località atte ad ospitare centrali nucleari in Italia, ha spiegato: Domani in Consiglio dei ministri il Governo dichiarerà la moratoria per un anno per quanto riguarda le decisioni e l’attivazione delle procedure per la ricerca dei siti per le centrali nucleari”. La moratoria non riguarderà lo stop dello studio di soluzioni per lo smaltimento delle scorie, e questo perché lo chiede l’Unione europea.

All’ordine del giorno del Cdm sono gia previste modifiche al dlgs sulla localizzazione dei siti e la realizzazione degli impianti.
Se il governo approverà il Decreto legislativo sulla localizzazione delle centrali avremo la prova provata che la pausa di riflessione di cui parlano alcuni ministri è solo un inganno, pensato ad hoc per disinnescare l’effetto boomerang sulle oramai prossime elezioni amministrative e il referendum di giugno.
Più che una moratoria per il nucleare occorrerebbe un vero piano energetico nazionale, sviluppato sulle rinnovabili, che guardi al futuro.

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