La Giornata della Memoria: perché bisogna ricordare

27 gen 1945-2015 - Meditate che questo è statoLa Giornata della Memoria è stata istituita in Italia nel luglio del 2000 ed è stata fissata al 27 di gennaio, data dell’abbattimento da parte dei soldati dell’armata russa dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, al fine di ricordare la “Shoah” (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Dal 2005 la giornata della memoria è celebrata da tutti gli stati membri delle Nazioni Unite per non dimenticare la tragedia dello sterminio degli Ebrei, ma anche degli zingari, degli omosessuali, dei Testimoni di Geova, degli oppositori politici.

27 gen 1945-2015 - Meditate che questo è statoI nostri giovani (ma non solo loro) devono essere educati alla pace anche attraverso la conoscenza della nostra storia e degli effetti devastanti che tutte le guerre, ma in particolare quelle fondate sulla difesa di una opinione, di una religione, di una razza contro le altre, hanno prodotto. Quindi la giornata della memoria non deve ridursi ad una celebrazione ma deve essere per tutti l’occasione per un approfondimento delle cause che generano il razzismo e che lo fanno crescere a dismisura fino a generare lager, torture impensabili e morti; inoltre, deve darci il coraggio per accostare al ricordo della Shoah lo studio e la presa di coscienza di eventi contemporanei che toccano i temi dei diritti dell’uomo, della povertà, delle privazioni, delle torture: ricordare i morti ma pensare ai vivi.

27 gen 1945-2015 - Meditate che questo è statoAuschwitz è relativamente lontana nel tempo e nello spazio, ma è intorno a noi, è nell’aria. “La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo”, scrive Primo Levi ne “L’asimmetria e la vita”: e quanto dolorosamente vera sia questa riflessione è dimostrato dai giorni che stiamo vivendo, in cui fanatismi religiosi inducono a barbarici attentati e altri pensano di reagire chiamando alla mobilitazione contro “lo straniero” o all’indifferenza ottusa o cinica per il  altrui.
La “Giornata della memoria” è un invito alla mobilitazione, a non desistere dall’impegno e dalla speranza, a partire dalla consapevolezza che la libertà e la democrazia non sono doni regalati da qualcuno, ma impegno quotidiano.
Una delle questioni più discusse dagli storici è infatti proprio l’interrogativo su quanto la società tedesca fosse a conoscenza del piano di sterminio e degli orrori che avvenivano nei lager nazisti. Nei primi decenni dopo la guerra era opinione comune che Hitler e i suoi sodali avessero tenuto talmente segreta l’attuazione del genocidio, che effettivamente solo una ristretta cerchia di persone era a conoscenza di quanto stava avvenendo. D’altro canto, per forza di cose, vista l’entità del genocidio, con ogni probabilità c’era un certo livello sociale di consapevolezza, in Germania, nei Paesi occupati e anche forse in quelli Alleati.
In un celebre libro di Hannah Arendt (“La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme”) la filosofa coniò una definizione – la “banalità del male” – per spiegare l’operato dei livelli bassi e medio-bassi della gerarchia dello sterminio. Secondo la Arendt, il comportamento dei vari membri dell’organizzazione e dei loro complici può essere spiegata dal senso di fedeltà al gruppo, dalle ambizioni di carriera, dal conformismo e dalle pressioni di un regime repressivo e totalitario.
Ed è questo, forse, l’aspetto più preoccupante, quello che ci deve portare alla vigilanza. La “Shoah” si può ripetere se noi, per disattenzione o per vigliaccheria, non stiamo attenti a quel che succede intorno a noi, ricordando il messaggio scritto da Anna Frank nel suo nascondiglio qualche giorno prima dell’irruzione delle SS e della sua deportazione:
…Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili”.

Come Partito Democratico, assumiamo questo messaggio come fondativo del nostro impegno civile e politico.

A questo link potete scaricare una versione più dettagliata di questo articolo scritto da Ombretta degli Incerti.

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