Amcor di Lainate: Storia di una fabbrica,

Amcor di Lainate: Storia di una fabbrica,

Storia di una lotta.

L’Amcor, multinazionale australiana, nel maggio 2010, acquisisce il Gruppo Alcan Packing Flexible Europe, del quale, lo stabilimento di Lainate faceva parte.

L’Amcor è leader mondiale nel settore imballaggio per alimenti, in Italia è presente con stabilimenti a Lugo di Vicenza, Arenano (Ge), Venturina (Li), Solera (Mo).

L’11 gennaio 2011, la Direzione di Lainate ha comunicato che la casa madre del Gruppo ha deciso di chiudere lo stabilimento.

A Lainate, la produzione era iniziata nel 1980 con la nota industria dolciaria Perfetti; dopo dodici anni, lo stabilimento venne venduto alla società svizzera Aluswiss che lo gestì per cinque anni. Dopo essere passato da varie proprietà, lo stabilimento venne acquistato dalla multinazionale anglo-canadese Lawson Mardon e, dopo qualche anno, venduto all’Alcan Packing Europe. Dopo pochi anni, diventa Rio Tinto Alcan e, arrivando ai giorni nostri, finisce nelle mani degli australiani di Amcor ed al quasi immediato annuncio della totale cessazione dell’attività di Lainate, con apertura della procedura di mobilità per tutti i 138 lavoratori su 143, ai sensi della L.223/95.

Da subito, i lavoratori hanno risposto con scioperi e proteste, con manifestazioni davanti al Municipio di Lainate, davanti alla Provincia in V.le Jenner, al Consolato Australiano a Milano dove veniva ricevuta una delegazione di lavoratori e nei giorni scorsi, il Consiglio Comunale di Lainate ha posto la questione occupazionale Amcor come uno dei punti all’ordine del giorno.

Le trattative venivano attivate presso l’Assografica (sindacato aziende grafiche e cartotecniche)

Una prima ipotesi d’accordo, raggiunta da Cgil-Cisl, veniva bocciata dall’assemblea dei lavoratori che decidevano l’intensificazione della lotta che sfociava il 10 febbraio in un presidio permanente, giorno e notte, sabati e domeniche e, come forma d’autodifesa del lavoro, i lavoratori decidevano di non fare più uscire dallo stabilimento il prodotto finito.

La Prefettura di Milano ha convocato le parti invitandole alla ripresa delle trattative, ma l’azienda anteponeva la pregiudiziale che, se le forme di lotta non cessavano, la trattativa non sarebbe ripartita.

I lavoratori decidevano di continuare nella lotta e di non cedere al ricatto aziendale e, dopo due giorni di braccio di ferro, la trattativa tra le parti è ripresa ad oltranza, concludendosi la notte di giovedì, 24 febbraio, con una nuova ipotesi d’accordo.

Nell’assemblea tenutasi ieri, 25/2, i lavoratori hanno espresso un giudizio positivo e, lunedì 28 febbraio, il testo definitivo verrà sottoposto al referendum con voto segreto.

L’accordo, decisamente migliorativo rispetto all’ipotesi precedente, è il frutto della lotta dei lavoratori, della loro volontà, determinazione ed unità nel non cedere ai ricatti dell’azienda e continuare a lottare.

Lascia un commento