24 Marzo 1944 Per Non Dimenticare Eccidio delle Fosse Ardeatine

L’eccidio delle Fosse Ardeatine è il massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo 1944, ai danni di 335 civili italiani, come atto di rappresaglia per un attacco eseguito da partigiani contro le truppe germaniche avvenuto il giorno prima in via Rasella. Per la sua efferatezza, l’alto numero di vittime, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, è diventato l’evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell’occupazione.bella_ciao

Le “Fosse Ardeatine”, antiche cave di pozzolana site nei pressi della via Ardeatina, scelte quali luogo dell’esecuzione e per occultare i cadaveri degli uccisi, sono diventate un monumento a ricordo dei fatti e sono oggi visitabili.

L’eccidio delle fosse Ardeatine – con le 335 vittime innocenti ivi trucidate il 24 marzo 1944 – rappresenta una delle tappe culminanti nel martirio che Roma subì dai nazifascisti occupanti e, dal cielo, per opera dei bombardieri Alleati. Per meglio comprendere il clima nel quale tale tragico crimine fu consumato, è necessario inquadrarlo nel contesto drammatico da cui esso trasse origine e nel quale si svolse uno tra i più efferati – ma non l’unico – dei fatti di sangue che sconvolsero la capitale, coinvolta in prima linea nel secondo conflitto mondiale.

Sorto all’indomani della caduta del regime fascista (25 luglio 1943), il governo Badoglio, aveva dichiarato unilateralmente Roma “città aperta” solo trenta ore dopo il secondo bombardamento che l’aveva sconvolta. L’attacco, eseguito da bombardieri statunitensi il 13 agosto 1943, aveva causato danni forse ancora maggiori del primo, che l’aveva colpita il 19 luglio: nei due bombardamenti morirono oltre 2.000 civili innocenti e parecchie altre migliaia rimasero feriti, senza casa e lavoro. In città venivano così a mancare servizi essenziali, mentre la fame si diffondeva e la capitale si faceva invivibile. Gli Alleati chiarirono immediatamente, e con ogni mezzo, che la dichiarazione di “città aperta” del governo italiano – unilaterale e priva dei necessari requisiti di smilitarizzazione e verifica da parte di osservatori neutrali – non aveva alcun valore e, non a caso, la città fu nuovamente bombardata numerose volte, sino alla liberazione il 4 giugno 1944.

Dopo l’8 settembre 1943, con l’armistizio e la fuga del Re Vittorio Emanuele III e di Badoglio, la città si trovò nuovamente a pagare un grave tributo di sangue: tra il 9 e il 10 settembre, nella battaglia che i militari italiani abbandonati a sé stessi e cittadini combattono per opporsi all’occupazione nazista cadono circa 400 soldati e 200 civili.

Roma – già duramente provata dai bombardamenti e ormai preda dell’occupante tedesco e del governo fantoccio del fascismo repubblicano – è percorsa da sentimenti di disperazione e di ribellione sin dall’inizio dell’occupazione nazifascista e, significativamente, è il capoluogo che registra il maggior tasso di renitenti alla leva, superiore del 15-20% alla media, mentre, secondo i dati dei Servizi segreti USA, solo il 2% dei cittadini romani si presenta spontaneamente alle chiamate al lavoro o alle armi imposte dai comandi del Reich.

Il volto che la città viene assumendo in un contesto nel quale all’offesa dal cielo si aggiunge l’oppressione dell’occupante germanico e l’effimera e grottesca – ma non per questo meno tragica – reazione fascista è, per certi versi, contraddittorio: la disperazione spinge alcuni ad ogni sorta di infamia e doppiogiochismo (ne è un egregio esempio l’ufficio di polizia guidato dal generale Umberto Presti, protagonista della più dura repressione da un lato, mentre sosteneva la nascente Resistenza dall’altro), mentre la maggioranza finisce per sviluppare via via sempre più fitte e capillari reti di solidarietà clandestine che, nell’insieme, finiscono per definire il fermo rifiuto di gran parte della popolazione per il regime nazifascista e creano naturalmente il terreno adatto allo sviluppo di un forte movimento di Resistenza.

I tedeschi, veri padroni della città, non tardano a cogliere il valore politico di Roma, con la presenza del Vaticano e, in un primo tempo, tentano di far fruttare propagandisticamente la vacua dichiarazione di “città aperta” – emessa da un governo ormai loro nemico – e, per quanto possibile, evitano un’intensa militarizzazione, facendo passare il grosso dei rifornimenti destinati alla Linea Gustav ai margini dell’Urbe.

Lo sbarco di Anzio, tuttavia, cambia il quadro tattico e, il 22 gennaio 1944, l’intera provincia di Roma viene dichiarata “zona di operazioni” sotto la responsabilità del generale Eberhard von Mackensen, comandante della XIV Armata, un reduce dai rigori del fronte russo. Alle sue dipendenze è il comandante della piazza di Roma, tenente generale della Luftwaffe Kurt Maltzer. Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante del fronte meridionale, considera i due incapaci della «durezza brutale, forse anche ingiusta, ma necessaria nel quinto anno di guerra» e, per questo, nomina capo della Gestapo di Roma, conferendogli direttamente il controllo dell’ordine in città, l’ufficiale delle SS Herbert Kappler, già resosi protagonista nella capitale della pianificazione della liberazione di Benito Mussolini, e di due particolarmente tragiche e sanguinose offese alla città: la razzia del ghetto ebraico e la successiva deportazione, il 15 ottobre 1943 di 1.259 ebrei romani verso i Campi di sterminio.

La campagna del terrore avviata da Kappler, che organizza frequenti rastrellamenti, arresta numerosi sospetti antifascisti ed organizza, in via Tasso, un tristemente noto centro di detenzione e tortura, assieme alla vicinanza del fronte e al rombo dei cannoni che giunge dalla vicina testa di ponte alleata ad Anzio, gettano Roma in prima linea e rendono la città logicamente esposta a divenire pienamente teatro di guerra.

È in questo quadro che, per impulso del Partito Comunista – che ha organizzato la propria struttura militare clandestina a Roma, dividendola in otto settori, ciascuno affidato a un Gruppo di Azione Patriottica, sin dagli ultimi mesi del 1943 – la Resistenza giunge alla determinazione di reagire con le armi alla spirale di violenza scatenata da Kappler e di attaccare militarmente l’occupante. I due comandanti dei GAP centrali, dai quali dipende la rete clandestina, Franco Calamandrei detto “Cola” e Carlo Salinari detto “Spartaco” avranno così un ruolo decisivo nella preparazione dell’attacco che si decide di condurre contro un reparto della polizia tedesca, che rappresenta una minaccia costante per la Resistenza e per la popolazione in generale.

Il 23 marzo 1944 dopo le ore 15, ebbe luogo un attacco contro le forze armate occupanti tedesche in via Rasella, all’altezza del palazzo Tittoni, ad opera di partigiani dei GAP Gruppi d’Azione Patriottica delle brigate Garibaldi, che dipendevano dalla Giunta militare; essa era emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale.

Della Giunta militare facevano parte Giorgio Amendola (comunista), Riccardo Bauer (azionista), Sandro Pertini (socialista), Giuseppe Spadaro (DC) e altri ancora. Sembra che l’ordine di effettuare l’attacco sia stato dato solo dal rappresentante del PCI nella Giunta militare, senza interpellare gli altri membri, e ciò dette luogo, quando fu conosciuta la gravità della rappresaglia, a polemiche interne ai membri della Giunta militare nella prima riunione dopo l’attacco, in cui furono presentati due ordini del giorno con valutazioni non uguali, non fu votato nessuno dei due.

L’attacco venne compiuto da 12 partigiani e altri 5 parteciparono alla sua organizzazione. Fu utilizzata una bomba a miccia ad alto potenziale collocata in un carrettino per la spazzatura urbana, confezionata con 18 chilogrammi di esplosivo frammisto a spezzoni di ferro. Dopo l’esplosione furono lanciate a mano alcune bombe. L’esplosione uccise 32 uomini dell’11a Compagnia del 3° Battaglione del Polizeiregiment Bozen (appartenente alla Ordnungspolizei una delle branche delle SS), coscritti sudtirolesi arruolati a seguito della creazione della Zona di Operazione delle Prealpi (annessione delle province di Bolzano, Trento e Belluno al III Reich dopo l’armistizio di Cassibile). Un altro soldato morì il giorno successivo per le ferite riportate.

L’esplosione uccise anche due passanti italiani, Antonio Chiaretti ed il tredicenne Pietro Zuccheretti. Non è stato mai chiarito se vi fosse la possibilità di evitare tali vittime, sebbene possa certamente dirsi che avvisare la popolazione civile della preparazione dell’attacco o della sua imminenza avrebbe esposto l’azione ad un rischio non accettabile di fallimento e i suoi attuatori ad un pericolo sostanziale di essere passati sommariamente per le armi non appena individuati.

Alcuni altri italiani restarono uccisi nel corso delle ore successive a seguito della furibonda reazione tedesca Emilio Pascucci, Erminio Rossetti, Fiammetta (Annetta) Baglioni, Pasquale di Marco, e forse altri tre. Complessivamente da sei a nove vittime italiane, nella esplosione o nelle ore successive.

In un primo momento, il generale Mältzer comandante della piazza di Roma, accorso sul posto, parlò stravolto di una rappresaglia molto grave. Dello stesso parere fu inizialmente Hitler.

Successivamente vari ragionamenti indussero a limitare alquanto la rappresaglia, e l’ordine fu di 10 ostaggi per ogni tedesco ucciso. La fucilazione di 10 ostaggi per ogni tedesco ucciso fu ordinata personalmente da Adolf Hitler, nonostante la convenzione dell’Aia del 1907 e la Convenzione di Ginevra del 1929 nel contemplare il concetto di rappresaglia ne limitassero l’uso secondo i criteri della proporzionalità rispetto all’entità dell’offesa subita e della salvaguardia delle popolazioni civili.

Nella scelta delle vittime, furono preferiti criteri di connessione con i partigiani o altri criteri tendenti a escludere persone rastrellate al momento ma le vittime furono poi prelevate dal carcere romano di Regina Coeli, dove erano detenuti – oltre a membri della Resistenza – vari prigionieri comuni e di cultura ebraica.

Sembra che circa 30 appartenessero alle formazioni clandestine di tendenze monarchiche, circa 52 alle formazioni del Partito d’Azione e Giustizia e Libertà, circa 68 a Bandiera Rossa, un’organizzazione comunista trockijsta, e circa 75 fossero di religione ebraica. Altri, fino a raggiungere il numero previsto, furono detenuti comuni. Sembra che circa metà dei giustiziati fossero partigiani detenuti. Di essi cinquanta furono individuati e consegnati ai nazisti dal questore fascista Caruso. Non mancarono tuttavia tra gli uccisi i rastrellati a caso e gli arrestati a seguito di delazioni dell’ultim’ora.

Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all’epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma nell’ottobre del 1943 e delle torture contro i partigiani detenuti nel carcere di via Tasso.

L’ordine di esecuzione riguardò 320 persone, poiché inizialmente erano morti 32 soldati tedeschi. Durante la notte successiva all’attacco di via Rasella morì un altro soldato tedesco e Kappler, di sua iniziativa, decise di uccidere altre 10 persone. Erroneamente furono aggiunte 5 persone in più ed i tedeschi, per eliminare scomodi testimoni, uccisero anche loro.

I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, infierendo sulle vittime, fecero esplodere numerose mine, per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere o meglio rendere più difficoltosa la scoperta di tale eccidio.

I sopravvissuti del Polizeiregiment “Bozen”, si rifiutarono di vendicare i propri compagni uccisi.

Un falso artatamente costruito per cercare di suscitare ostilità nei confronti della Resistenza e definitivamente dimostrato dagli studi storici, fu quello del manifesto affisso sui muri di Roma (a strage avvenuta) in cui si prometteva di non dar corso alla decimazione in caso di consegna degli autori dell’attacco di via Rasella.

Nel dopoguerra, Kappler venne processato e condannato all’ergastolo da un tribunale italiano e rinchiuso in carcere. La condanna riguardò i 15 giustiziati non compresi nell’ordine di rappresaglia datogli per vie gerarchiche. Colpito da un tumore inguaribile, con l’aiuto della moglie, riuscì ad evadere dall’ospedale militare del Celio pochi anni prima di morire. Anche il principale collaboratore di Kappler, l’ex-capitano delle SS Erich Priebke, dopo una lunga latitanza in Argentina, è stato arrestato e condannato per la strage delle Fosse Ardeatine.

Dopo l’attacco, ed in seguito nel dopoguerra, ci furono polemiche riguardo alla sua opportunità, in considerazione del gran numero complessivo di morti. Le polemiche sorsero all’interno della Giunta militare, ma anche tra i partiti del CLN e tra organizzazioni partigiane. Alcune organizzazioni, ritennero di essere state assai colpite dalla rappresaglia: sembra che tra i 335 giustiziati ci fossero forse 68 membri dell’organizzazione Bandiera Rossa, che per il suo trockijsmo era mal vista dal PCI.

Nel dopoguerra alcuni parenti delle vittime civili, sia caduti in via Rasella, sia alle Fosse Ardeatine, fecero causa ai responsabili dell’attacco chiedendo loro un risarcimento, ma le loro richieste furono respinte.

Tuttavia le loro cause durarono a lungo e l’ultimo ricorso fu respinto nel 2001, cioè 57 anni dopo l’attacco.

La magistratura ordinaria considerò l’attacco di via Rasella «un’azione legittima di guerra», e con sentenza della Corte di Cassazione dell’11 maggio 1957 non accolse le richieste di risarcimento avanzate dai parenti delle vittime italiane nei confronti dei responsabili dell’attacco, già respinte dal Tribunale e dalla Corte d’Appello civili di Roma, e sentenziò definitivamente che ogni attacco contro i tedeschi costituiva un «atto di guerra». In seguito, l’attacco fu sempre rivendicato come azione di guerra da tutte le autorità dello Stato.

Le 335 vittime delle Fosse Ardeatine

1. Agnini Ferdinando – Studente di medicina.
2. Ajroldi Antonio – Maggiore del Regio Esercito.
3. Albanese Teodato – Avvocato.
4. Albertelli Pilo – Professore di filosofia.
5. Amoretti Ivanoe – Sottotenente in servizio permanente effettivo.
6. Angelai Aldo – Macellaio.
7. Angeli Virgilio – Pittore.
8. Angelini Paolo – Autista.
9. Angelucci Giovanni – Macellaio.
10. Annarumi Bruno – Stagnino.
11. Anticoli Lazzaro – Venditore ambulante.
12. Artale Vito – Tenente Generale d’artiglieria.
13. Astrologo Cesare – Lucidatore.
14. Aversa Raffaele – Capitano dei Carabinieri Reali.
15. Avolio Carlo – Impiegato (S.A.L.B.)
16. Azzarita Manfredi – Capitano di cavalleria.
17. Baglivo Ugo – Avvocato.
18. Ballina Giovanni – Contadino.
19. Banzi Aldo – Impiegato.
20. Barbieri Silvio – Architetto.
21. Benati Nino – Banchista.
22. Bendicenti Donato – Avvocato.
23. Berardi Lallo – Manovale.
24. Bernabei Elio – Ingegnere delle Ferrovie dello Stato.
25. Bernardini Secondo – Commerciante.
26. Bernardini Tito – Magazziniere.
27. Berolsheimer Aldo – Commesso.
28. Blumstein Giorgio Leone – Banchiere.
29. Bolgia Michele – Ferroviere.
30. Bonanni Luigi – Autista.
31. Bordoni Manlio – Impiegato.
32. Bruno Dl Belmonte Luigi – Proprietario.
33. Bucchi Marcello – Geometra.
34. Bucci Bruno – Disegnatore.
35. Bucci Umberto – Impiegato.
36. Bucciano Francesco – Impiegato.
37. Bussi Armando – Impiegato delle Ferrovie dello Stato. Strappato dai tedeschi dalla sua casa in via Savoia 72 a Roma a seguito di una delazione.
38. Butera Gaetano – Pittore.
39. Buttaroni Vittorio – Autista.
40. Butticé Leonardo – Meccanico.
41. Calderari Giuseppe – Contadino.
42. Camisotti Carlo – Asfaltista.
43. Campanile Silvio – Commerciante.
44. Canacci Ilario – Cameriere.
45. Canalis Salvatore – Professore di lettere.
46. Cantalamessa Renato – Falegname.
47. Capecci Alfredo – Meccanico.
48. Capozio Ottavio – Impiegato postale.
49. Caputo Ferruccio – Studente.
50. Caracciolo Emanuele – Regista e tecnico cinematografico.
51. Carioli Francesco – Fruttivendolo.
52. Carola Federico – Capitano d’aviazione.
53. Carola Mario – Capitano di fanteria.
54. Casadei Andrea – Falegname.
55. Sabato Martelli Castaldi. Generale.
56. Caviglia Adolfo – Impiegato.
57. Celani Giuseppe – Ispettore capo dei servizi annonari.
58. Cerroni Oreste – Tipografo.
59. Checchi Egidio – Meccanico.
60. Chiesa Romualdo – Studente.
61. Chiricozzi Aldo Francesco – Impiegato.
62. Ciavarella Francesco – Marinaio.
63. Cibei Duilio – Falegname.
64. Cibei Gino – Meccanico.
65. Cinelli Francesco – Impiegato.
66. Cinelli Giuseppe – Portatore ai mercati generali.
67. Cocco Pasquale – Studente.
68. Coen Saverio – Commerciante.
69. Conti Giorgio – Ingegnere.
70. Corsi Orazio – Falegname
71. Costanzi Guido – Impiegato.
72. Cozzi Alberto – Meccanico.
73. D’Amico Cosimo – Amministratore teatrale.
74. D’Amico Giuseppe – Impiegato.
75. D’Andrea Mario – Ferrovie.
76. D’Aspro Arturo – Ragioniere.
77. De Angelis Gerardo – Regista cinematografico.
78. De Carolis Ugo – Maggiore dei Carabinieri Reali
79. De Giorgio Carlo – Impiegato.
80. De Grenet Filippo – Impiegato.
81. Della Torre Odoardo – Avvocato.
82. Del Monte Giuseppe – Impiegato.
83. De Marchi Raoul – Impiegato.
84. De Nicolo Gastone – Studente.
85. De Simoni Fidardo – Operaio.
86. Di Capua Zaccaria – Autista.
87. Di Castro Angelo – Commesso.
88. Di Consiglio Cesare – Venditore ambulante.
89. Di Consiglio Franco – Macellaio.
90. Dl Consiglio Marco – Macellaio.
91. Di Consiglio Mosè – Commerciante.
92. Di Consiglio Salomone – Venditore ambulante.
93. Di Consiglio Santoro – Macellaio.
94. Di Nepi Alberto – Commerciante.
95. Di Nepi Giorgio – Viaggiatore.
96. Di Nepi Samuele – Commerciante.
97. Di Nola Ugo – Rappresentante di commercio.
98. Diociajuti Pier Domenico – Commerciante.
99. Di Peppe Otello – Falegname ebanista.
100. Di Porto Angelo – Commesso.
101. Di Porto Giacomo – Venditore ambulante.
102. Di Porto Giacomo – Venditore ambulante.
103. Di Salvo Gioacchino – Impiegato.
104. Di Segni Armando – Commerciante.
105. Di Segni Pacifico – Venditore ambulante.
106. Di Veroli Attilio – Commerciante.
107. Di Veroli Michele – Collaboratore del padre commerciante.
108. Drucker Salomone – Pellicciaio.
109. Duranti Lido – Operaio.
110. Efrati Marco – Commerciante.
111. Elena Fernando – Artista.
112. Eluisi Aldo – Pittore.
113. Ercolani Giorgio – Tenente Colonnello del Regio Esercito.
114. Ercoli Aldo – Pittore.
115. Fabri Renato – Commerciante.
116. Fabrini Antonio – Stagnino.
117. Fano Giorgio – Dottore in scienze commerciali.
118. Fantacone Alberto – Dottore in legge.
119. Fantini Vittorio – Farmacista.
120. Fatucci Sabato Amadio – Venditore ambulante.
121. Felicioli Mario – Elettrotecnico.
122. Fenulli Dardano – Maggior Generale
123. Ferola Enrico – Fabbro.
124. Finamonti Loreto – Commerciante.
125. Finocchiaro Arnaldo – Elettricista.
126. Finzi Aldo – Politico.
127. Fiorentini Valerio – Autista meccanico.
128. Fiorini Fiorino – Maestro musica.
129. Fochetti Angelo – Impiegato.
130. Fondi Edmondo – Impiegato commerciante.
131. Fontana Genserico -Tenente dei Carabinieri Reali, dottore in giurisprudenza.
132. Fornari Raffaele – Commerciante.
133. Fornaro Leone – Venditore ambulante.
134. Forte Gaetano – Commerciante.
135. Foschi Carlo – Commerciante.
136. Frasca Celestino – Muratore.
137. Frascà Paolo – Impiegato.
138. Frascati Angelo – Commerciante.
139. Frignani Giovanni – Tenente Colonnello dei Carabinieri Reali
140. Funaro Alberto – Commerciante.
141. Funaro Mosè – Commerciante.
142. Funaro Pacifico – Autista.
143. Funaro Settimio – Venditore ambulante.
144. Galafati Angelo – Pontarolo.
145. Gallarello Antonio – Falegname ebanista.
146. Gavioli Luigi – Impiegato.
147. Gelsomini Manlio – Medico.
148. Gesmundo Gioacchino – Professore di lettere.
149. Giacchini Alberto – Assicuratore.
150. Giglio Maurizio – Dottore in legge.
151. Gigliozzi Romolo – Autista.
152. Giordano Calcedonio – Corazziere.
153. Giorgi Giorgio – Ragioniere.
154. Giorgini Renzo – Industriale.
155. Giustiniani Antonio – Cameriere.
156. Gorgolini Giorgio – Ragioniere.
157. Gori Gastone – Muratore.
158. Govoni Aladino – Capitano dei granatieri.
159. Grani Umberto – Tenente Colonnello Regia Aeronautica.
160. Grieco Ennio – Elettromeccanico.
161. Guidoni Unico – Studente.
162. Haipel Mario – Maresciallo del Regio Esercito.
163. Iaforte Domenico – Calzolaio.
164. Ialuna Sebastiano – Agricoltore.
165. Imperiali Costantino – Rappresentante di vini.
166. Intreccialagli Mario – Calzolaio.
167. Kereszti Sandor – Ufficiale.
168. Landesman Boris – Commerciante.
169. La Vecchia Gaetano – Ebanista.
170. Leonardi Ornello – Commesso.
171. Leonelli Cesare – Avvocato.
172. Liberi Epidemio – Industriale.
173. Lioonnici Amedeo – Industriale.
174. Limentani Davide – Commerciante.
175. Limentani Giovanni – Commerciante.
176. Limentani Settimio – Commerciante.
177. Lombardi Ezio – Impiegato.
178. Lopresti Giuseppe – Dottore in legge.
179. Lordi Roberto – Generale della Regia Aeronautica.
180. Lotti Giuseppe – Stuccatore.
181. Lucarelli Armando – Tipografo.
182. Luchetti Carlo – Stagnaro.
183. Luna Gavino – Impiegato delle Regie Poste.
184. Lungaro Pietro Ermelindo – Sottufficiale di Pubblica Sicurezza.
185. Lunghi Ambrogio – Asfaltista.
186. Lusena Umberto – Maggiore del Regio Esercito.
187. Luzzi Everardo – Metallurgico.
188. Magri Mario – Capitano d’artiglieria.
189. Manca Candido – Brigadiere dei Carabinieri Reali.
190. Mancini Enrico – Commerciante.
191. Marchesi Alberto – Commerciante.
192. Marchetti Duilio – Autista.
193. Margioni Antonio – Falegname.
194. Marimpietri Vittorio – Impiegato.
195. Marino Angelo – Piazzista.
196. Martella Angelo
197. Martelli Castaldi Sabato – Generale della Regia Aeronautica.
198. Martini Placido – Avvocato.
199. Mastrangeli Fulvio – Impiegato.
200. Mastrogiacomo Luigi – Custode del ministero delle Finanza.
201. Medas Giuseppe – Avvocato.
202. Menasci Umberto – Commerciante.
203. Micheli Ernesto – Imbianchino.
204. Micozzi Emidio – Commerciante.
205. Mieli Cesare – Venditore ambulante.
206. Mieli Mario – Negoziante.
207. Mieli Renato – Negoziante.
208. Milano Raffaele – Viaggiatore.
209. Milano Tullio – Impiegato.
210. Milano Ugo – Impiegato.
211. Mocci Sisinnio
212. Montezemolo Giuseppe – Colonnello del Regio Esercito.
213. Moretti Augusto
214. Moretti Pio – Contadino.
215. Morgano Santo – Elettromeccanico.
216. Mosca Alfredo – Elettrotecnico.
217. Moscati Emanuele – Piazzista.
218. Moscati Pace – Venditore ambulante.
219. Moscati Vito – Elettricista.
220. Mosciatti Carlo – Impiegato.
221. Napoleone Agostino – Sottotenente di vascello della Regia Marina.
222. Natali Celestino – Commerciante.
223. Natili Mariano – Commerciante.
224. Navarra Giuseppe – Contadino.
225. Ninci Sestilio – Tramviere.
226. Nobili Edoardo – Meccanico.
227. Norma Fernando – Ebanista.
228. Orlandi Posti Orlando – Studente.
229. Ottaviano Armando – Dottore in lettere.
230. Paliani Attilio – Commerciante.
231. Pappagallo Pietro – Sacerdote.
232. Pasqualucci Alfredo – Calzolaio.
233. Passarella Mario – Falegname.
234. Pelliccia Ulderico – Carpentiere.
235. Pensuti Renzo – Studente.
236. Pepicelli Francesco – Maresciallo dei Carabinieri Reali.
237. Perpetua Remo – Rigattiere.
238. Perugia Angelo – Venditore ambulante.
239. Petocchi Amedeo
240. Petrucci Paolo – Professore di lettere.
241. Pettorini Ambrogio – Agricoltore.
242. Piasco Renzo – Ferroviere.
243. Piattelli Cesare – Venditore ambulante.
244. Piattelli Franco – Commesso.
245. Piattelli Giacomo – Piazzista.
246. Pierantoni Luigi – Medico.
247. Pierleoni Romolo – Fabbro.
248. Pignotti Angelo – Negoziante.
249. Pignotti Umberto – Impiegato.
250. Piperno Claudio – Commerciante.
251. Piras Ignazio – Contadino.
252. Pirozzi Vincenzo – Ragioniere.
253. Pisino Antonio – Ufficiale di marina.
254. Pistonesi Antonio – Cameriere.
255. Pitrelli Rosario – Meccanico.
256. Polli Domenico – Costruttore edile.
257. Portieri Alessandro – Meccanico.
258. Portinari Erminio – Geometra.
259. Primavera Pietro – Impiegato.
260. Prosperi Antonio – Impiegato.
261. Pula Italo – Fabbro.
262. Pula Spartaco – Verniciatore.
263. Raffaeli Beniamino – Carpentiere.
264. Rampulla Giovanni – Tenente Colonnello.
265. Rendina Roberto – Tenente Colonnello d’artiglieria.
266. Renzi Egidio – Operaio.
267. Renzini Augusto – Carabiniere.
268. Ricci Domenico – Impiegato.
269. Rindone Nunzio – Pastore.
270. Rizzo Ottorino – Maggiore del Regio Esercito.
271. Roazzi Antonio – Autista.
272. Rocchi Filippo – Commerciante.
273. Rodella Bruno – Studente.
274. Rodriguez Pereira Romeo – Tenente dei Carabinieri Reali.
275. Romagnoli Goffredo – Ferroviere.
276. Roncacci Giulio – Commerciante.
277. Ronconi Ettore – Contadino.
278. Saccotelli Vincenzo – Falegname.
279. Salemme Felice – Impiegato.
280. Salvatori Giovanni – Impiegato.
281. Sansolini Adolfo – Commerciante.
282. Sansolini Alfredo – Commerciante.
283. Savelli Francesco – Ingegnere.
284. Scarioli Ivano – Bracciante.
285. Scattoni Umberto – Pittore.
286. Sciunnach Dattilo – Commerciante.
287. Semini Fiorenzo – Sottotenente di vascello della Regia Marina.
288. Senesi Giovanni – Esattore istituto di assicurazioni.
289. Sepe Gaetano – Sarto.
290. Sergi Gerardo – Sottotenente dei Carabinieri Reali.
291. Sermoneta Benedetto – Venditore ambulante.
292. Silvestri Sebastiano – Agricoltore.
293. Simoni Simone – Generale.
294. Sonnino Angelo – Commerciante.
295. Sonnino Gabriele – Commesso.
296. Sonnino Mosè – Venditore ambulante.
297. Sonnino Pacifico – Commerciante.
298. Spunticchia Antonino – Meccanico.
299. Stame Nicola Ugo – Artista lirico.
300. Talamo Manfredi – Tenente Colonnello dei Carabinieri Reali.
301. Tapparelli Mario – Commerciante.
302. Tedesco Cesare – Commesso.
303. Terracina Sergio – Commesso.
304. Testa Settimio – Contadino.
305. Trentini Giulio – Arrotino.
306. Troiani Eusebio – Mediatore.
307. Troiani Pietro – Venditore ambulante.
308. Ugolini Nino – Elettromeccanico.
309. Unghetti Antonio – Manovale.
310. Valesani Otello – Calzolaio.
311. Vercillo Giovanni – Impiegato.
312. Villoresi Renato – Capitano del Regio Esercito.
313. Viotti Pietro – Commerciante
314. Vivanti Angelo – Commerciante.
315. Vivanti Giacomo – Commerciante.
316. Vivenzio Gennaro
317. Volponi Guido – Impiegato.
318. Wald Pesach Paul
319. Wald Schra
320. Zaccagnini Carlo – Avvocato.
321. Zambelli Ilario – Telegrafista
322. Zarfati Alessandro – Commerciante.
323. Zicconi Raffaele – Impiegato.
324. Zironi Augusto – Sottotenente di vascello della Regia Marina.

Sono di padre e figlio le salme:

* n. 148 (Bucci Bruno) e 149 (Bucci Umberto);
* n. 215 (Di Veroli Attilio) e 217 (Di Veroli Michele);
* n. 250 (Sonnino Angelo) e 237 (Sonnino Pacifico)
* la salma 204 (Di Consiglio Mosè e quella del padre Di Consiglio Salomone, 220) di cui furono uccisi anche i figli Marco (salma n. 212) Santoro (209) Franco (218) e un fratello Di Consiglio Cesare (n.281).

È di un mutilato dell’intero arto inferiore sinistro la salma n. 28 (Giorgini Renzo)

Molti sono poi gli uccisi tra loro fratelli.

Le salme identificate sono state 322, le vittime 335. Dei tredici, tuttora non identificati, si conoscono i seguenti nomi:

1. De Micco Cosimo compreso nell’elenco Caruso.
2. Lodolo Danilo di cui i familiari avrebbero riconosciuto una scarpa

Riccardo Venturi – 28/8/2007 – 11:09

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