L’Effetto Monti schiaccia i morti che camminano attorno a Berlusconi

C’è una distanza siderale fra i primi passi di Mario Monti, senatore a vita che si prepara a ricevere l’incarico di formare il nuovo esecutivo e gli ultimi rantoli del Governo Berlusconi, incapace di andarsene almeno con dignità.

Ce lo ricorda la vergogna della Legge Mancia, ovvero quei 150 milioni di finanziamenti a pioggia garantiti dall’emendamento presentato da un leghista e approvato nel ddl stabilità. Soldi pubblici per finanziare bocciofile, circoli ricreativi, clan, club e manipoli clientelari.

Così, quei deputati e senatori che sperano di essere rieletti, si presenteranno nei rispettivi collegi elettorali sventolando le loro mance: ci auguriamo, ovviamente, che li prendano comunque a calci nel sedere. Anche perchè, non un euro è stato destinato agli alluvionati di Genova, delle Cinque Terre, della Lunigiana e delle altre zone del Paese colpite dalle recenti calamità.

Come se non bastasse l’Emendamento della Vergogna, in queste ore i morti che camminano attorno a Berlusconi si stanno scannando e, quelli che non vogliono il Governo Monti, cercano in tutti i modi di mettersi di traverso.

Hanno il coraggio di appellarsi al popolo sovrano quando lo sanno tutti che vogliono restare avvinghiati alle loro poltrone per gestire la campagna elettorale da una posizione di potere e che, per andare a votare, prima bisogna fare la riforma elettorale per cancellare il Porcellum e le porcate.

Fanno finta di non sapere che, se l’altro ieri sera Napolitano non fosse intervenuto, a quest’ora spread e interessi dei titoli pubblici non sarebbero ridiscesi a livelli preoccupanti, ma non disperanti come quelli raggiunti quando Berlusconi aveva dato le dimissioni con l’elastico, precipitandoci sull’orlo del crac.

Fanno finta di non sapere che lunedì ci sarà un’importantissima asta di titoli pubblici italiani che non può e non deve andare deserta; che entro la fine dell’anno ce ne saranno altre due; che lunedì i mercati si aspettano di avere un presidente del Consiglio incaricato, sennò saranno dolori, perchè i mercati se ne infischiano dei giochini di potere degli zombi. I mercati vogliono fatti e basta. Sono già saltate due aste: una a tre mesi e l’altra a due anni. Se le prossime non andranno bene, lo Stato italiano sarà in grado di onorare i propri impegni sino a febbraio 2012. Nel 2012, bisognerà restituire 210 miliardi di euro, di cui il 50% nei primi tre mesi: questo vuol dire che allo Stato italiano servono 110 miliardi nel primo trimestre del nuovom anno. E noi siamo ancora costretti a sorbirci le panzane, i distinguo, le parole di questi morti che camminano.

Quindi c’è Berlusconi. In 72 ore è riuscito a dire: mi dimetto e Alfano sarà il mio successore (mercoledì’ mattina); la scelta di un governo Monti è ineludibile e io mi faccio da parte con senso di responsabilità (mercoledì sera). Poi il Pdl è imploso: quelli che vogliono andare alle elezioni, quelli che stanno con Monti, quelli che non vogliono andare nè alle elezioni nè con Monti; quelli che vogliono dare solo l’appoggio esterno; Frattini che dà del fascista a La Russa, La Russa che gli risponde; giù giù, sino all’ipotesi di contrapporre Lamberto Dini, 80 anni a Mario Monti o di un governo composto da soli tecnici, con l’ecezione di Gianni Letta e Giuliano Amato, cioè il nuovo che avanza.

Il quale dimostra di avere tutt’altro stile e di appartenere a ben altra categoria rispetto a quei politici offesi perchè, per salvare l’Italia c’è bisogno dei tecnici e degli economisti e non di quelli che hanno fallito non mantenendo gli impegni, preoccupandosi più di sfornare leggi ad personam, ad aziendam, ad vergognam. Prima si tolgono dai piedi e meglio è.

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