Quanti intrighi dietro l’affaire-gas

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Una compravendita d’azioni fra un socio pubblico e un privato per il controllo della Società municipale del gas (Smg). In ballo molti, moltissimi soldi, che vengono pagati dalla società pubblica (la Gesem) alla E.On Energia

Arese, 12 ottobre 2011 – Una compravendita d’azioni fra un socio pubblico e un privato per il controllo della Società municipale del gas (Smg). In ballo molti, moltissimi soldi, che vengono pagati dalla società pubblica (la Gesem) alla E.On Energia, l’azienda privata che fino alla primavera del 2010 controllava il 25% di Smg. Soldi — parliamo di 225mila euro — che sono andati a gravare anche sui conti di tre Comuni (Arese, Lainate, Pogliano) e quindi sulle tasche dei loro cittadini. È questa la storia a monte della «truffa del gas», l’inchiesta che ha travolto, oltre a tre professionisti, il sindaco di Arese, Gianluigi Fornano, e il consigliere comunale di Lainate, Mauro Cattaneo.

Una storia controversa, anch’essa finita fra le carte della Procura di Milano, che avrebbe dato origine a tutto il presunto meccanismo di affari e corruzione. Andiamo con ordine. Fino ad aprile 2010 la Smg (che si occupa della vendita del gas nel mercato privato e pubblico) è così costituita: il 25% è controllato dal colosso tedesco E.On Energia, il 75% è in mano a Gesem, di proprietà di quattro Comuni (Arese, Lainate, Pogliano e Nerviano). A gennaio, E.On riceve una proposta economica molto vantaggiosa per cedere la sua quota a un’altra azienda, disposta a pagare il pacchetto azionario 225mila euro.
 

Così, i vertici di E.On comunicano a Smg la loro intenzione di sfilarsi dalla società. Si riunisce a quel punto l’assemblea dei soci di Gesem, presenti i sindaci di Arese, Lainate e Pogliano, insieme al consiglio di amministrazione. La decisione unanime è di acquistare il 25% di E.On per rivenderlo in un momento successivo a un altro privato: Gesem, già socio di maggioranza, si trova quindi a controllare il 100% di Smg. Per portare a termine l’operazione, la società pubblica deve chiedere un finanziamento di 225mila euro (con relativi interessi) a un istituto di credito. Viene ora da chiedersi come mai tutti i soci pubblici di Gesem decisero di aderire a un’operazione finanziaria ritenuta molto onerosa. A questo punto sono importanti le date: la compravendita vera e propria si perfeziona il 15 giugno 2010, ma Gesem delibera di voler acquistare le quote di E.On già il 26 aprile. Quattro giorni dopo, la stessa Gesem stipula un contratto di collaborazione commerciale con la società poi finita al centro dell’inchiesta: la Sige, che si costituisce ufficialmente l’11 marzo 2010. L’azienda è amministrata dal commercialista Enrico Carlo Brambilla dietro cui, secondo la Procura, ci sarebbero Fornaro (sindaco di Arese e quindi nell’assemblea dei soci di Gesem) e il consigliere Cattaneo.

In luglio, Gesem comincia a valutare le offerte di partner privati a cui rivendere il 25% acquistato con un finanziamento in banca un mese prima. Si presentano due società, tra cui Sige, che alla fine, il 13 settembre, viene scelta con voto unanime dall’assemblea dei soci di Gesem. Nessuna obiezione: Sige sembra proprio il partner perfetto. Costo dell’acquisto: 230mila euro, che secondo le accuse della Procura Sige si sarebbe procurata attraverso una presunta tangente. Con i soldi di Sige, ad ogni modo, la società pubblica riesce a estinguere il debito bancario. Nessuno, fra i Comuni soci, mostra alcuna rimostranza, né perplessità. Tutto fila via liscio. Fino all’inchiesta della Procura.

di Agnese Pini

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