Manovra, alla Camera passa la fiducia Marcegaglia: solo tasse, l’Italia rischia

PASSA LA FIDUCIA
È passata con soli 14 voti di scarto alla Camera la mozione di fiducia sulla manovra. Da quanto risulta dai tabulati, su 318 votanti, 316 deputati hanno votato sì e 302 no.
La seduta dell’assemblea di Montecitorio riprenderà alle alle 15. A partire dalle 18,30 sono previste le dichiarazioni di voto sul provvedimento in diretta televisiva e a seguire il voto finale sulla manovra.

La fiducia ottenuta oggi alla Camera è la numero 50 per il Berlusconi IV nei suoi tre anni di vita.

Uno striscione dispiegato in aula recita “Basta Lega, basta Roma”. I contestatori sono ex militanti della Lega, tra loro l’ex deputato Francesco Formenti, eletto per il Carroccio nella undicesima legislatura, quella durata dal 1992 al 1994.

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CAMUSSO: FAREMO RICORSO
Contrasteremo nelle sedi giudiziali fino alla Corte Costituzionale l’articolo 8 della manovra perchè si tratta di una norma incostituzionale». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, durante il presidio, contro la manovra del governo, al Pantheon a Roma. «Faremo una battaglia con la serenità e la forza di un’organizzazione che sa che il paese può cambiare», ha aggiunto spiegando che se il Governo «vorrà approvare l’articolo 8 inizierà una lotta azienda per azienda».

BERSANI: MISURE DEPRESSIVE
«E impensabile andare avanti così, serve un gesto politico, come hanno fatto in Grecia e in Spagna». Lo afferma il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani che, nonostante la prevedibile approvazione della manovra alla Camera teme« che avremo ancora molto da fare». «Abbiamo alle spalle circa 14 decreti tutti ‘targatì per il risanamento o la crescita» ricorda il leader del Pd secondo il quale, ancora una volta, «siamo con questa manovra alle spalle ma con davanti altri guai». «Da italiano allora dico: serve un gesto politico come hanno fatto altri paesi. Solo noi non dobbiamo farlo?» si chiede Bersani secondo il quale «i mercati queste manovre le hanno già viste con chiarezza e non le trovano condivisibili perchè non sono manovre giuste, nè sono di stimolo alla crescita. Anzi – ha concluso – sono interventi fortemente depressivi». Il Pd, invece, «ci aveva visto giusto quando diceva che il problema c’era e si aggravava. E oggi tocca anche ad altri alzare la voce».

MARCEGAGLIA: TUTTA TASSE
«Questa manovra non è come l’avremmo voluta noi, non risolve i problemi dell’Italia: se non torniamo a crescere sarà insufficiente, e la manovra non ha nulla per la crescita». La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, lo ribadisce nel giorno del voto di fiducia alla Camera. La manovra, dice, «non ha nulla di strutturale se non poche cose. È tutta tasse. È chiaro che è depressiva». Servono «riforme profonde», o «il Paese rischia molto».

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